Senza lenti
Mettiamo subito le cose in chiaro: le macchine fotografiche a foro stenopeico, in inglese pinhole cameras, non sono una novità. Pare che uno dei primi a realizzare un aggeggio in grado di proiettare un' immagine nitida della realtà su una superficie ridotta, anche se in mancanza di mezzi per fissarla su un supporto qualsiasi, sia stato il matematico e alchimista arabo Ibn Al-Haytham, detto al-Basri. Si parla dell' anno 900 - quasi 1000, un periodo nella storia del pianeta Terra in cui l'intellettualità persiana e araba dava al mondo splendide gemme di saggezza, tecnologia e apertura mentale invece di dedicarsi ad ammazzare a pietrate le ragazze che la danno all' uomo sbagliato e costruire bombe atomiche per sterminare chiunque non la pensi esattamente come loro. Ma così vanno le cose.
Con l' invenzione delle emulsioni sensibili, la pinhole è entrata naturalmente nella famiglia delle fotocamere, dove rimane a tutt'oggi senza tante palle e con pieno diritto. Tanto che ultimamente, in quella reazione al digitale basicamente sana ma non esente dai pericoli del fighettismo, conosce un momento di notevole interesse.
Esistono in commercio delle pinhole - gioiello realizzate artigianalmente in legno pregiato e parecchio costose, ma il principio tecnologico - una scatola con un foro - permette a chiunque di realizzare apparecchi efficienti a partire da qualsiasi contenitore. I panorami di Wolkerstorfer - un austriaco molto a posto, a differenza di quei pezzenti della lomographic society - ne sono un esempio: costui usa, tra l'altro, una scatola di caffè Illy trasformata in pinhole camera.
Come eccellenti sono le immagini di Rodrigo Perez , un grande fotografo di strada che costruisce pinhole con i contenitori più assurdi compresi i bidoni per spazzatura, le scatole di fiammiferi e qualsiasi cosa gli capiti sottomano.
L' Eterno, nella sua infinita saggezza, non mi ha dotato di una grande manualità né di molta pazienza; pertanto non mi sono mai messo a costruire camere pinhole. E d' altra parte ho sempre avuto una certa qual ritrosia a spendere somme considerevoli per quei capolavori di artigianato di precisione che in realtà mi piacciono eccome. Ma un paio d'anni or sono una fotografa di strada giapponese alla quale sono legato da un qualche kharma di affinità estetiche e buone vibrazioni - giovane signora di grande fascino e raro talento - fece in modo di farmi avere, tramite un comune amico, il suo esemplare di pinhole camera in cartone. Apprezzo molto il regalo di Emmy e lo uso spesso e volentieri perché mi affascina parecchio.

Per fare le cose come si deve, una pinhole dovrebbe essere usata su un tripode: i tempi di esposizione infatti si misurano in secondi - e anche parecchi se non c'è il sole.
Ma una roba del genere va contro la filosofia del fotografo di strada, il quale come stabilizzatore della fotocamera ha il pianeta a disposizione e usa muri, paracarri, cornicioni o qualsiasi altra cosa di una qualche stabilità.
La mia pinhole di cartone Sharan STD-35, che usa pellicola 35mm. e impressiona fotogrammi 24x24, è una macchina per tutte le stagioni

e per ogni ambiente

che sembra fatta apposta per registrare la presenza di energie di ogni tipo.

Nel suo paese d' origine, che è il Giappone, l'oggetto viene venduto nelle cartolerie sotto forma di cartoncini da ritagliare e costa meno di 6 euri. Mi sono accorto che anche quelle mezze seghe della lomographic society, sul loro sito da dementi, hanno in catalogo un prodotto analogo - molto meno serio - e lo proclamano "out of stock". Ipotizzo che stiano facendo incetta di Sharan per poi rivenderle ai loro soliti prezzi immorali: gli abelinati che comprano si trovano sempre. Sui negozi online americani la Sharan va per 28 dollari, che è già un prezzo da truffa ma una follia si può sempre fare, mentre il sito della Sharan è stranamente misero e spesso funziona male. Alle mail, per lo meno alle mie, non rispondono. Insomma: la soluzione migliore è coinvolgere un amico che va in Giappone, sedurre un'assistente di volo della JAL, ingozzarsi di sushi e saké al ristorante giapponese per entrare nelle grazie dello chef, cose del genere.
Ho anche notato che, chissà come, la Sharan in più di un sito online è oscenamente definita come lomographic camera. Si tratta di un gravissimo insulto al maestro al-Basri e a tutti i fotografi seri da Niépce a Gremetti; una insopportabile e arrogante bestemmia che grida vendetta a Dio e agli uomini; una ennesima porcata di quei perversi pancioni pieni di birra avariata che - come è noto - ormai cacciati da tutte le saune gay di Klagenfurth, battono sulla tangenziale di Innsbruck disprezzati anche dai peggio viados brasiliani. Se passate in auto sulla tangenziale di Innsbruck e li incontrate, travolgeteli senza esitazione. I fotografi di strada organizzeranno una colletta per pagare il carrozziere.
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