Voigtlander Brilliant
I meccanismi del mercato sono complicatissimi. Esistono facoltà di economia e commercio con migliaia di studenti; persone di raffinata intelligenza utilizzano gran parte della loro vita per studiare minuziosamente i comportamenti del denaro e scoprire le leggi che li determinano; si danno addirittura dei premi Nobel, ai migliori economisti del mondo. Viene il dubbio, a volte, che possa anche trattarsi di una cosa seria.Naturalmente no. Il mercato, al pari del palinsesto di Rete 4 e delle udienze papali del mercoledi in piazza San Pietro, non è altro che il risultato dell' interazione fra una massa d' insensati che stoltamente si fanno fottere e una minoranza di avidi furbacchioni intenti a lucrare soldi e potere a spese del prossimo. Molto deprimente, in effetti; ma con l' umana imbecillità occorre giocoforza imparare a convivere senza tanti patemi - altrimenti uno passa l' esistenza a incazzarsi, e non è bello.
I meccanismi del mercato, del resto, offrono insospettate opportunità a favore di chiunque disponga di quel minimo di buon senso sufficiente per capire la differenza fra una truffa e uno scoiattolo.
Prendiamo il mercato degli strumenti adatti a chi pratica la nobile arte di quella che Bertacchi impeccabilmente definisce fotografia su pellicola. A prima vista si direbbe che per procurarsi un apparecchio medio formato di qualità occorra ricorrere a quella ulteriore oscenità del mercato rappresentata dal sistema dei mutui: i prezzi delle Rollei, per dire, sono assolutamente spropositati, gonfiati e tutto sommato ridicoli nella loro indecenza.
Il fotografo di strada, tuttavia, nella sua concezione fondamentalmente buddista della vita ha ben presente che a ogni ying corrisponde uno yang; basta saperlo vedere. E del resto non è necessario interpellare un guru né usare il terzo occhio per notare, fra le luci e gli specchietti dei mercati telematici, oggetti di pregio come le fotocamere biottiche Brilliant. Si tratta di apparecchi prodotti dalla prestigiosa Voigtlander a partire dal 1932, roba di eccellente qualità in grado di produrre immagini di ineccepibile correttezza che offre anche - come esclusivo bonus riservato al fotografo dotato di discernimento - quella insostituibile, impagabile, inimitabile e in ultima analisi magica allure tipica delle macchine che hanno un' anima e non solo una marca.
Ho comprato, per meno di 20 euri, uno di questi gioielli. Il mio è un modello, credo, del 1937 con il corpo in solida bakelite e un'ottica che ritengo, per quanto mi riguarda, ineguagliabile.

L' otturatore offre due impostazioni del tempo di posa: 1/25 e 1/75 di secondo; l'apertura massima è un ardito f 7,7. Caratteristiche del genere, a ben vedere, bastano e avanzano per fare fotografia. Basta rammentare che nel 1937 una pellicola da 50 ASA era considerata eccezionalmente rapida per capire che i fotografi di allora avevano davvero le palle e che chiunque, con la gamma di sensibilità dei film disponibili al giorno d'oggi, pensi anche per un solo secondo che questa macchina sia limitata nelle possibilità intrinseche, ebbene, costui non è altro che un fighetto incapace e probabilmente abelinato. Che vada a comprarsi una digitale o una Lomo da quegli austriaci filonazisti della Lomographic Society, tristi esponenti di una feccia finita ormai sulle blacklist dei buttafuori di tutte le saune gay di Klagenfurth e dintorni.
Uso questo apparecchio soprattutto in campagna: la Brilliant adora fotografare boschi, prati, ruscelletti e roba bucolica in genere. Vede inevitabilmente con occhio nordico ma nient'affatto duro, molto fiammingo per intenderci.



e sul mare predilige atmosfere invernali

che suggeriscono sempre e comunque visioni baltiche come quelle evocate dal grande Ciurlionis.
Bella macchina, insomma, alla quale ci si affeziona parecchio. Ricambiati.
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