Holga
Tutti quanti dovrebbero avere una Holga. Ma nessuno dovrebbe comprarla alla Fnac o attraverso quei bastardi della Lomographic Society: costoro non sono altro che post-yuppies austriaci, probabilmente xenofobi, neonazisti e forse anche un po' ricchioni, i quali si fanno i milioni di euri vendendo a caro prezzo certe macchinette russe comprate per quattro copechi. Millantano anche una inesistente "esclusiva" basata su fumosi contratti stipulati in Russia, cosa assolutamente ridicola.La Lomo non è un apparecchio fotografico, bensì un'azienda con una gloriosa tradizione in quella che è stata, nel bene e nel male, la storia della fotografia sovietica. Lomo sta per "Leningradskoye Optiko-Mekhanicheskoye Ob'edinyeniye”, fabbrica che ai tempi dell' Unione Sovietica produceva sistemi ottici militari di altissimo livello e fotocamere per le masse socialiste - apparecchi come la Zorky, la Zenit, la Smena e la Lubitel portano il marchio Lomo. La LC, quella che questi quattro cialtroni compatrioti di Hitler hanno fatto diventare famosa e costosa, era una macchinetta tascabile low-end anche per il poco esigente mercato sovietico, che va benissimo per divertirsi a fare dell'arte povera. Ma se per fare dell'arte povera si spendono centinaia di euri, c'è qualcosa di profondamente sbagliato. Datevi una regolata.
La Lomo LC è perfetta se comprata al mercatino degli ucraini per una dozzina di euri massimo. Altrimenti diventa un gadget da fighetti - ed è noto che arte e fighettismo sono due concetti inconciliabili per definizione. Per cui se uno vuole proprio questo apparecchio, farà il santo piacere di lasciar perdere la Fnac o il sito dei "lomografi" e di approviggionarsi su mercati alternativi quali i venditori russi su Ebay o il mercato orientale del sabato a Cascina Gobba, dove ci si può accordare con qualche intraprendente businessman balcanico per un'importazione parallela a prezzi adeguati.
Tutto questo per dire che i bastardi austriaci si stanno sfacciatamente appropriando anche della Holga, un apparecchio cinese lontanissimo dalle Lomo tanto per origini geografiche quanto per filosofia costruttiva. Parecchi sciagurati credono in buona fede che la Holga sia una Lomo - nell'eresia è caduta anche una fotografa ganza come la Suissa, e mi è toccato bacchettarla. Credo che si sia pentita.
La Holga basicamente è un gioiellino dell'industria del giocattolo di Hong Kong che, per qualche fortunatissima congiunzione astrale, se usata come si deve produce immagini della madonna. Corpo macchina e lente in pura plastica, leggerissima, formato 6x6. Una grande macchina, senza alcun dubbio. Guardatevi queste cose di Ray Knox, tanto per prenderne uno a caso. Non male.
Si instaura sempre un bel rapporto, fra Holga e fotografo. Anche perché, grazie a un controllo-qualità assolutamente inesistente, ogni apparecchio ha una personalità propria che occorre imparare a conoscere e sfruttare al meglio. Non cambierei la mia Holga con un'altra, per nulla al mondo: la cosa saprebbe inevitabilmente di colpevole e bieco adulterio.
La Holga è un apparecchio universale. Va bene tanto per il reportage

come per il paesaggio

o per certe storie incomprensibili che fanno tanto fotografia

La versatilità della Holga è leggendaria: dispone di un tempo d'esposizione fisso, circa 1/60 di secondo, e di una regolazione del diaframma che non serve a nulla. Pertanto ci si può concentrare sulla messa a fuoco, a quattro posizioni. Roba da fare invidia ai più sosfisticati automatisimi delle più evolute digitali del pianeta. Preferisce pellicola di media sensibilità da esporre in piena luce senza tante palle per la testa.
I puristi usano rigorosamente la versione senza flash incorporato e con lente in plastica, snobbando il modello di lusso con obiettivo in vetro: "se vogliamo il vetro - sostengono - ci compriamo la Hasselblad". Ragionamento lucido quanto impeccabile.
La Holga si compra per una dozzina di dollari più spese postali su Ebay .com , quello in inglese. Scrivendo "Holga camera" nella finestra di ricerca, saltano fuori alcuni pusher cinesi di Hong Kong, normalmente onestissimi, pronti a inviare questa eccellente fotocamera senza arricchire quei ladri di austriaci fighetti che operano ricarichi indegni poi vanno a festeggiare spendendo e spandendo nel florido mercato della prostituzione gay viennese.
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